Canto a Gea

Canto a Gea – Motus è il nome che abbiamo scelto per questo concept album: dopo “Ouverture”, nella quale abbiamo esplorato il movimento e la fusione tra i quattro elementi della natura, entriamo nel dettaglio, mettendo a punto 4 tracce, ognuna dedicata ad un elemento.

In Motus 1 – Acqua, abbiamo utilizzato una loop machine per creare una base sempre uguale ma in costante variazione, giocando e mixando due loop distinti. Sotto a questo suono, uguale ma sempre diverso, abbiamo messo un saltello di acqua che scorre; sopra a questo impianto ci siamo lasciati andare in un un canto, leggero ma potente, che come acqua si adatta, si trasforma, ma trova la sua strada.

Motus 2- Aria, racconta di steppe innevate di un grande nord, di voci che si inseguono nella tormenta, si avvicinano e si allontanano, non si raggiungono mai. Per rendere questo effetto di continuo spostamento, abbiamo piazzato un microfono al centro della stanza, e ci siamo spostati improvvisando, non solo con la voce, ma con tutto il corpo.

Per Motus 3- Fuoco ci siamo lasciati ispirare direttamente dalle fiamme, visto che è stato registrato in un aprile che chiedeva ancora la stufa accesa! Il lavoro su questa traccia è stato ad “accumulo”, abbiamo infatti registrato più linee di voce: sono serviti molti “fiati” e un tamburo per accedere una fiammella che si fa dirompente. A Livello tecnico abbiamo esplorato le possibilità della direzione del suono, per cui, specialmente in questo pezzo, consigliamo l’ascolto in cuffia!

Motus 4. Terra è stato campo di esperimenti sul tempo: su una base ritimica che rallenta e riprende velocità, che si sdoppia in un coro sincopato siamo scesi sempre più in profondità con armonie e intrecci di voci, scoprendo che c’è un incredibile vitalità laggiù, nel buio.

É stato proprio ri-ascoltando “Ouverture” che abbiamo individuato alcune particelle melodiche e ritmiche che sono diventate il punto di partenza per ogni traccia, anche se ognuna ha seguito la sua strada, soprattutto dal punto di vista della realizzazione tecnica. Un vero e proprio laboratorio creativo, mutuato un po’ dal teatro (quindi è stato tutto “buona la prima), realizzato con i limiti delle nostre conoscenze tecniche e delle attrezzature, un lavoro protetto dal desiderio di fare una cosa “perfetta”, ma affidato al sentire, alla grande saggezza dei nostri corpi, esattamente come succede per le performance dal vivo.

Anche la fase di post- produzione è stata un’occasione per sperimentare, dall’uso di loop alle tracce multiple, mix ed esperimenti sui volumi e spazialità del suono: forse un po’ poco “cucinato”, ma a noi la musica piace…cruda! Proprio per cogliere questa ruvidezza vi consigliamo di ascoltare le tracce in cuffia.

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